When the rising sun(...)

Sardinian Granite and gesso. 2017

(Italian version below.)

 

In 1998, John Berger (1) wrote a wonderful letter to Subcommander Marcos ("How To Live With Stones") in which he describes Sardinia as home to a peculiar relationship between man and stone. Berger uses this theme to introduce Marcos to a Gramscian approach to patience, understood as a way of relating to historical time contrasting with the failure of violent revolutions. In Berger's words, Gramsci's patience “has absolutely nothing to do with indolence or complacency”.

Berger's letter has enjoyed considerable attention in Anglo-Saxon societies: first published in the Los Angeles Times in 1998, it also appeared in his book “The Shape of a Pocket“(2) and more recently in the 2013 collection "Gramsci: Space, Nature, Politics" by Michael Ekers, Gillian Hart, Stefan Kipfer, and Alex Loftus. According to Berger's poetical hypothesis, Gramsci's attitude during his imprisonment and his notion of social progress are rooted in the way Sardinians relate to stones, a companionship which has developed throughout the centuries due to the abundance of nuraghes, domus de Janas and dry-stone walls on the island. Berger also hints at a more personal connection that Gramsci had, as a boy, to two stones he used for daily physical exercise for his back. In his attempt to persuade Marcos of the virtue of Gramscian patience, Berger loosely translates a verse by Sebastiano Satta (3):

 

When the rising sun, Sardinia, warms your granite

You have to give birth to new sons. (3)

 

Berger reinvents this verse, creating a new poem full of energy and hope. He repeats it twice in order to prompt Marcos to take his advice. The American philosopher Andrew Cole references Berger's letter in his 2013 essay "The Call of Things: A Critique of Object-Oriented Ontologies" (4). Cole quotes a passage from Berger's text as a particular counterexample to the way objects are treated in certain strands of contemporary philosophy (the Speculative Turn and OOO). In Berger's letter, stones are described as possessing a kind of energy which makes it possible for people to relate to them in a very unique way, and this relationship is presented as proper to Sardinian culture. The notion of a Gramscian relationship with stones thus runs through completely different texts and contexts, serving different approaches and purposes.The specific approach to matter and stones described by Berger and discussed by Cole is analogous to a practice typical for visitors of churches, museums, cemeteries, religious or secular monuments: sometimes they feel compelled to touch certain sculptures, to rub or feel them as if to attract good fortune, receive their positive energy or the blessing of a saint or god. Sometimes this impulse becomes a habit, a ritual, a tradition. Among the innumerable instances of such a custom are the well-known cases of the foot of St. Peter in St. Peter's Basilica in the Vatican, a statue attributed to Arnolfo di Cambio, or the crotch of funeral statue of French writer Victor Noir in the Père-Lachaise cemetery in Paris (5).

This relationship to sculptures (or a part of them) developing over time, as visitors pass by, modifies the nature of the work of art: from an object of contemplation, it enters a physical and ritualistic relationship, partially recovering the aura or mana that used to be attributed to works of art in the past. The habit of touching statues wears, damages and transforms them. The public carries on this tradition, insensitive to its destructive consequences. The work “When the rising sun (...) “ is always in a state of becoming, as it develops over time and in interaction with the viewer. The physical relationship that viewers are invited to establish with the sculpture by touching it is creative and destructive at once. The Sardinian granite was donated by the Sciola Foundation. Unfortunately, Pinuccio Sciola did not live to start his sculpture. The stone was primed with gesso following the technique used to prepare canvases for painting. The surface was then polished with sandpaper. By touching the stone viewers discovers its irregularities, continue to smoothen its surface and ultimately modify its structure, shape, and history. The creative process is thus extended to the existence of the sculpture itself.

 

Note:

(1) How To Live With Stones. An Open Letter to Subcommandante Marcos in the Mountains of Southeast Mexico. http://articles.latimes.com/1998/jan/04/books/ bk-4703.

(2) “Pockets of resistance”. John Berger by Andy Merrifield. Reaktion Book, 2012.

(3) Original Satta poem: “«Se l’aurora arderà su’ tuoi graniti Tu lo dovrai, Sardegna, ai nuovi figli. A questo: a quanti cuori Vegliano nella tua ombra, aspettando! O fratello, e tu primo alla vittoria, Da’ il grido dai vermigli Pianori: Agita il palio… O rosso cavallo, O cavallo di gloria, hutalabì!».” (CANTI. Sebastiano Satta. Ilisso, 2003.)

(4) Andrew Cole. The calls of things: A critique on Object-oriented Ontologies. 2013

(5) La tombe de Victor Noir au cimetière du Père-Lachaise. Marina Emelyanova-Griva.

(6) Henri Bergson . Matière et mémoire. Essai sur la relation du corps à l'esprit. 1896.

 

 

 

Versione Italiana

 

 

Nel 1998 John Berger(1) scrive una splendida lettera al Subcommandante Marcos, (“How To Live With Stones. An Open Letter to Subcommandante Marcos in the Mountains of Southeast Mexico”. ) in cui descrive la Sardegna di Gramsci come patria di un rapporto singolare tra uomo e pietra.

Questo accostamento serve a Berger per introdurre a Marcos il particolare approccio Gramsciano alla pazienza, intesa come relazione al tempo in contrasto con l´impeto fallimentare delle rivoluzioni violente.

La pazienza nelle parole di Berger é una virtú gramsciana e non ha quindi nulla a che fare con l ´indolenza o la compiacenza. Il testo di Berger su Gramsci ha attraversato una fortuna tutta particolare nelle societá anglossassoni: dopo la pubblicazione nel Los Angeles Times é stato molto letto anche grazie al libro “The Shape of a Pocket “(2) di Berger e piú recentemente, nel 2013, alla raccolta di testi “Gramsci: Space, Nature, Politics.” di Michael Ekers, Gillian Hart, Stefan Kipfer e Alex Loftus.

La particolaritá del testo di Berger sta nell´ipotesi poetica che l´attitudine di Gramsci in carcere e il suo senso del progresso provengano anche dal rapporto che i sardi hanno nei secoli sviluppato con le pietre (attraverso i nuraghi, le domus de Janas, i muretti a secco,...ma anche dalla relazione che il giovane Gramsci aveva intrattenuto con due pietre utilizzate per gli esercizi fisici quotidiani per la schiena). Berger, nel suo tentativo di persuadere Marcos delle virtú della pazienza gramsciana, traduce molto liberamente un verso di Sebastiano Satta(3):

 

“ When the rising sun, Sardinia, warms your granite

You must give birth to new sons”. (3)

 

Berger produce una poesia nuova, piena di energia e speranza. Berger la ripete due volte nel testo come a convincere Marcos della potenza del suo suggerimento. Il testo di Berger é ripreso dal filosofo Statunitense Andrew Cole in “The calls of things: A critique on Object-oriented Ontologies” (4).

Il passaggio di Berger su Gramsci é citato da Cole per indicare un particolare esempio di relazione con gli oggetti nel contesto degli sviluppi della filosofia contemporanea (Speculative Turn) e dell´arte contemporanea; nel testo di Berger le pietre posseggono un energia propria con cui si puo instaurare una relazione del tutto particolare propria della sarditá di Gramsci. Il rapporto Gramsciano alle pietre attraversa dunque testi e contesti completamente diversi servendo nuovi approcci e intenzioni.

La relazione specifica alla materia e alle pietre decritta da Berger e indicata da Cole é affine ad rapporto che si é creato naturalmente tra iI visitatori di chiese, musei, cimiteri, luoghi sacri o pubblici e alcune sculture. In alcuni casi il pubblico sente il bisogno di toccare le sculture, di sfregarle o accarezzarle come a riceverne le energie nell´intento di attirarsi la buona sorte, le energie positive o la benedizione di una statua o di una divinitá.

 

In alcuni casi questa necessitá diventa un abitudine del visitatore, un rito, una tradizione; tra i tanti esempi si possono citare i casi giá molto conosciuti del piede della statua di San Pietro di Arnolfo di Cambio in Vaticano o la statua funeraria dello scrittore Noir al cimitero di Père-Lachaise a Parigi(5).

 

Questa relazione alla scultura (o solo con una parte di essa) che si crea con il tempo e con il passaggio dei visitatori opera una modifica nella relazione con l´opera d´arte.

Da oggetto di contemplazione si trasforma ad oggetto di relazione fisica e rituale recuperando in parte l´aura o il Mana che gli si attribuiva in passato. La necessitá di toccare le statue consuma, deteriora e trasforma la materia. Il pubblico incurante degli aspetti distruttivi continua questo rito negli anni.

La materia é intesa qui in senso Bergsoniano(6): la relazione che si instaura con la pietra é appunto un incontro puntuale tra materia e memoria.

L´opera When the rising sun(...) é in divenire perché si crea progressivamente nel tempo in relazione con lo spettatore. Il rapporto fisico che l ´osservatore puó avere con la scultura toccandola é creativo e distruttivo allo stesso tempo.

La pietra di granito sardo é stata donata dalla Fondazione Sciola. Pinuccio Sciola non ha avuto purtroppo il tempo di cominciare la sua scultura. La pietra é stata dunque preparata con il gesso cosi come si preparano le tele prima di essere dipinte. La superfice é stata lavorata con la carta vetrata nel tentativo di avvicinarsi ad una bidimensionalitá ideale. Il pubblico accarezzando la pietra ne rivela le irregolaritá, continua l´opera di appiattimento della superfice e allo stesso tempo modifica la struttura, la storia e la forma della pietra. Il processo creativo viene esteso al tempo stesso dell´ esistenza della scultura.

 

 

Note:

(1) How To Live With Stones. An Open Letter to Subcommandante Marcos in the Mountains of Southeast Mexico. http://articles.latimes.com/1998/jan/04/books/ bk-4703.

(2) “Pockets of resistance” é un concetto che ricorre spesso negli scritti di Marcos ad indicare le sacche di resistenza a quella che definisce la Quarta guerra Mondiale ( la Terza é relativa alla Guerra Fredda). Approfondisci con John Berger. Di Andy Merrifield. Reaktion Book, 2012.

(3) Traduzione dal verso tradotto di Berger: “Quando il sole sta sorgendo, Sardegna, riscalda il tuo granito, tu devi partorire nuovi figli.”. La poesia di Sebastiano Satta a cui si riferisce Berger recita invece: “«Se l’aurora arderà su’ tuoi graniti Tu lo dovrai, Sardegna, ai nuovi figli. A questo: a quanti cuori Vegliano nella tua ombra, aspettando! O fratello, e tu primo alla vittoria, Da’ il grido dai vermigli Pianori: Agita il palio… O rosso cavallo, O cavallo di gloria, hutalabì!».” (CANTI. Sebastiano Satta. Ilisso, 2003.) John Berger traduce a suo modo la poesia di Satta dall´ italiano e inventa una nuova poesia, cosi come ri-inventa in questo testo la Sardegna e il concetto gramsciano di pazienza per Marcos. Possiamo solo ipotizzare che lo faccia per dare piú forza alla sua lettera, che ha come scopo amicale di persuadere Marcos ad avere un attitudine rivoluzionaria paziente. Gramsciana appunto.

(4) Andrew Cole. The calls of things: A critique on Object-oriented Ontologies. 2013. Il passaggio che riguarda il testo di Berger é”(...)what John Berger reports of his tour in the hills of Sardinia, marveling at the “stones of silence” that are the nuraghi and enjoying their “companionship”...“The stone becomes a presence, a dialogue begins” .

(5) La tombe de Victor Noir au cimetière du Père-Lachaise. Marina Emelyanova-Griva.

(6) Henri Bergson . Matière et mémoire. Essai sur la relation du corps à l'esprit. 1896.